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ANORESSIA

Il termine anoressia si riferisce a situazioni di restrizione alimentare volontaria che portano a mantenere cronicamente il peso corporeo a valori di oltre il 15% inferiori rispetto a quelli ritenuti normali per una persona di una determinata età e di una data altezza. Chi ne soffre può arrivare anche a stati di malnutrizione così estremi da risultare pericolosi per la vita e da richiedere il ricovero ospedaliero con alimentazione forzata. Nel 95% dei casi la malattia interessa adolescenti e giovani donne, ma il disturbo può presentarsi anche più precocemente (già nell’infanzia); negli ultimi anni, l’anoressia mostra una maggiore diffusione anche tra i ragazzi. Molti pazienti affetti da anoressia sono intelligenti ordinati, precisi al limite del perfezionismo e tendenzialmente compulsivi; chiedono molto a loro stessi, ponendosi modelli di carriera e di successo molto elevati; sono spesso insoddisfatti delle proprie prestazioni e, in genere, presentano una bassa autostima. Nella maggior parte dei casi appartengono a classi sociali medie o elevate. La gravità dell’anoressia può variare molto da persona a persona e nei diversi momenti della vita, risultando lieve in alcuni pazienti ed estremamente severa in altri. Dopo la prima remissione, sono sempre possibili ricadute più o meno durature, soprattutto in corrispondenza di periodi particolarmente critici o stressanti sul piano personale, familiare o professionale. La probabilità di ottenere una guarigione definitiva, oltre che alla gravità del quadro psicologico e clinico iniziali, è legata alla precocità e all’adeguatezza degli interventi.

Sintomi e Diagnosi Riconoscere precocemente e prevenire l’instaurarsi di un’anoressia conclamata può non essere semplice per i genitori, anche se alcuni segnali tipici possono aiutare a intervenire prima che il peso corporeo sia drasticamente ridotto. I primi campanelli d’allarme comprendono lo sviluppo di una preoccupazione francamente eccessiva per il peso corporeo (anche in soggetti già magri o in modestissimo sovrappeso) e la conseguente limitazione dell’assunzione di cibo per cercare di dimagrire “soltanto di qualche chilo”. La preoccupazione e l’ansia riguardo al peso e alla dieta da seguire per tenerlo sotto controllo aumentano progressivamente, anche se di fatto i chili persi sono ormai molti e si è vicini al deperimento. Il rifiuto di ascoltare le raccomandazioni e i consigli di genitori e amici riguardo alla necessità di nutrirsi in modo adeguato e la negazione del disturbo sono due fenomeni tipici della fase iniziale della malattia (che a questo punto è, però, ormai conclamata). Altre alterazioni caratteristiche sul piano fisico e metabolico comprendono: la scomparsa delle mestruazioni (amenorrea), l’aumento della peluria (lanugine diffusa), la riduzione del desiderio sessuale, l’intolleranza al freddo, la comparsa di gonfiori, la pressione bassa e la diminuzione dell’attività della tiroide. Nei casi gravi praticamente ogni organo e apparato soffre a causa degli squilibri imposti dalla denutrizione, ma l’aspetto più preoccupante riguarda l’alterazione del bilancio idroelettrolitico: in particolare, sul fronte della disidratazione e della diminuzione dei livelli di potassio, che può determinare irregolarità del ritmo cardiaco potenzialmente letali (morte improvvisa per aritmie ventricolari). Il persistente stato di denutrizione, inoltre, con il tempo altera le capacità stesse di assorbimento intestinale dei nutrienti, innescando un circolo negativo che peggiora il deperimento e che può essere ulteriormente aggravato dalla perdita di proteine attraverso i reni (proteinuria). Il ridotto apporto di calcio e vitamina D, associato alle alterazioni ormonali e dell’acidità del sangue, espongono invece a un significativo aumento del rischio di impoverimento osseo e osteoporosi precoce. Un aspetto importante da sottolineare è che l’anoressia non comporta una reale perdita dell’appetito. Al contrario, i pazienti continuano a percepire lo stimolo della fame e sono ossessionati dal pensiero del cibo. Rimuginano a lungo su alimenti ammessi e proibiti, diete e calorie; accumulano, nascondono e gettano il cibo nella spazzatura; collezionano ricette; preparano pasti elaborati e abbondanti per altre persone, senza assaggiare nulla, soprattutto in presenza di altri. In genere, mentono sui propri comportamenti legati al cibo. Circa la metà delle persone che soffrono di anoressia sperimenta abbuffate periodiche, seguite dall’eliminazione del cibo ingerito con il vomito autoindotto, dall’uso di lassativi e diuretici o dalla pratica di un’attività fisica molto intensa per smaltire le calorie introdotte.

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